SINTESI DELLA CONFERENZA DI PRESENTAZIONE
20 febbraio 2008, ore 15,00
“Nuovi professionisti per le rinnovabili e il risparmio energetico”
- SINTESI GIORNALISTICA DELLA GIORNATA
A metà febbraio del 2005 entrava in vigore il protocollo di Kyoto e non è casuale che il battesimo pubblico del Polo IFTS ambiente ed energia della Regione Lazio, con particolare riferimento alle energie rinnovabili, sia avvenuto tre anni dopo ma negli stessi giorni.
Costituito complessivamente da 18 partner, provenienti dal mondo dell’impresa, della ricerca e della formazione, il Polo risponde alle esigenze di occupazione delle imprese e dei lavoratori che hanno intenzione di investire in un settore, quello delle energie rinnovabili, con un futuro certo.
Sono già 50 i giovani coinvolti nei corsi proposti dal Polo, che hanno preso avvio a gennai. I 50 diventeranno tecnici specializzati, divisi in due corsi, Tecnico superiore nella Certificazione Energetica degli Edifici e dei Sistemi Produttivi e Tecnico superiore nell’Applicazione di Fonti Energetiche Rinnovabili, nelle sedi di Roma e Cassino). Un successo ottenuto fin dalle prime battute: il Polo ha infatti ricevuto richieste di iscrizione di gran lunga superiori ai posti disponibili, sintomo del crescente interesse per questi temi
Così il 20 febbraio scorso, nel corso del pomeriggio, si è svolta la Conferenza di presentazione, presieduta dal Presidente del Polo Umberto Cerri, durante la quale, alla presenza dell’Assessore all’Istruzione, Formazione e Diritto allo Studio della Regione Lazio, Silvia Costa, si sono susseguiti numerosi interventi, tutti caratterizzati da un unico comune denominatore: quello che il direttore del polo Elisabetta Di Girolamo ha chiamato “sfida”. Non una soltanto, ma molte.
La prima, come ha spiegato Elisabetta Di Girolamo, è quella raccolta dalle Regioni e lanciata dalla legge Finanziaria 2008: l’azione delle Regioni sarà determinante per consentire al Paese di raggiungere l’obiettivo di soddisfare con le rinnovabili un sesto di tutti i consumi energetici al 2020. La seconda riguarda le linee prioritarie d’azione dell’Unione europea per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo, di crescita e di occupazione. Dalla Commissione europea arriva invece la terza sfida, rappresentata dalla comunicazione del febbraio 2004 “Costruire il nostro avvenire comune. Sfide e mezzi finanziari dell’Unione allargata 2007/2013”. Da Lisbona a oggi, i passaggi compiuti nel cammino europeo verso la sostenibilità vanno verso l’affermazione del ruolo strategico che l’ambiente ha nell’occupazione e nella crescita economica. L’attuazione delle politiche ambientali crea importanti opportunità per l’innovazione, aiuta ad aprire nuovi mercati e porta all’aumento della competitività grazie a una maggiore efficienza nell’uso delle risorse e a nuove possibilità d’investimento. Una quarta sfida, che la Regione Lazio ha raccolto dall’Unione europea, è in fase di aggiornamento. La Finanziaria Regionale del 2006 ha previsto di istituire un fondo unico per la promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Tra gli interventi compiuti, la De Girolamo ha posto l’attenzione proprio sulla ratificazione della costituzione dei Poli Ifts. L’obiettivo, ha spiegato, è quello di assicurare stabilità, visibilità e qualità all’offerta formativa e di garantire un maggior raccordo con i fabbisogni formativi del mercato del lavoro, integrando istruzione, formazione, lavoro e ricerca scientifica. Aver costituito 13 Poli formativi ha significato per la Regione Lazio, accogliere concretamente la sfida lanciata dall’Unione europea.
In questo ambito si pone il polo “Ambiente ed Energia con particolare riferimento alle energie rinnovabili”, quinta sfida descritta dalla Di Girolamo. L’obiettivo è la costruzione di una rete di portatori d’interesse per sviluppare le conoscenze del polo rispetto al fabbisogno di competenze, di prospettive occupazionali e di incremento delle relazioni con le aziende interessate ad accogliere gli allievi.
Quello energetico-ambientale, ha specificato infatti Vincenzo Naso, membro del comitato scientifico del Polo e professore ordinario di sistemi energetici all’università La Sapienza di Roma, è uno dei settori in cui il processo di avanzamento tecnologico è più rapido. “È significativo ha ribadito Naso l’impegno propulsivo della Unione europea per la ricerca e sviluppo in questo settore. Energia, Ambiente e Trasporti, infatti, hanno assorbito quasi il 30% di quanto è stato stanziato nell’ambito del Settimo Programma Quadro”, per una cifra che ammonta a più di 32 miliardi di euro. È sempre più difficile estrarre e raffinare. Si cerca di ottenere sempre di più dai giacimenti attuali e di trovarne di nuovi. A questo proposito Naso ha messo in gioco una “fonte energetica virtuale”, l’efficienza energetica che, al contrario del risparmio energetico, favorisce un minore impatto sull’ecosistema, un minore consumo di risorse, una quantità di rifiuti ridotta a parità di energia disponibile per l’utilizzo finale senza che l’utente si privi dei comfort a cui è abituato. “È necessario impegnarsi per accelerare l’innovazione tecnologica nella ricerca e sviluppo ha concluso -, la formazione e divulgazione”.
“Ricerca, leggi e normative non sono gli unici strumenti da usare, ma servono interventi di carattere gestionale e formativo” fa eco Andrea Forni, membro del comitato tecnico scientifico del Polo e ricercatore Enea. E ancora una volta torna il concetto di sfida. I provvedimenti varati dall’Unione europea che fissano il percorso da intraprendere da qui al 2020, per contrastare gli effetti sul clima dell’attuale consumo energetico, rappresentano una sfida per i paesi dell’Unione e per l’Italia, per la competitività della loro economia. Un passo che si deve compiere entro questa generazione e che si basa su un assunto. Sostituire il vecchio paradigma energetico, che aveva come ordine di priorità produzione-distribuzione-consumo, con uno nuovo: consumo-distribuzione-produzione. “Cioè ha specificato non si punta più a produrre quantità qualsiasi perché grandi di energia, tanto qualcuno la consumerà, ma si deve consumare quello che serve e basta, per cui la produzione va distribuita e collocata accanto a dove viene consumata”. Una nuova politica energetica può trasformarsi in un importante motore di sviluppo per il paese che la realizza. La velocità con cui si sta sviluppando la formazione in risposta a queste esigenze richiede quindi un approccio multidisciplinare, come quella offerta dal polo.
Un polo completo. Lo ha sottolineato anche Maurizio Carlini, professore di sistemi energetici dell’università della Tuscia. Nell’ambito dei poli “l’Università non deve essere vista come elemento a sé stante ha detto - che fornisce soltanto crediti formativi, ma parte attiva del processo, in quanto può offrire un contributo determinante sia nella fase di ideazione che in quella di implementazione”. Gli atenei sono sempre più protagonisti dello sviluppo del territorio. Si chiede all’università di costruire un sistema cosiddetto “glocal”, che ricomponga la dimensione locale con quella più generale di rilancio dei settori produttivi prioritari. L’università, gioca un ruolo fondamentale nella definizione del progetto formativo, che deve tener conto di fattori come l’applicazione della ricerca e l’aggiornamento dei docenti della scuola e della formazione professionale sulle materie tecnologiche. Se il riconoscimento dei crediti e la trasferibilità dei contenuti formativi erano prioritari nella prima fase degli Ifts, oggi le università devono assumere un ruolo forte nella progettazione formativa. Carlini ha definito i corsi Ifts come “master di livello zero”, dal momento che rappresentano il punto di arrivo di un determinato percorso formativo a cui si accede, invece che dalla laurea come per i master di primo e di secondo livello, dalla maturità. L’università, in quanto sede elettiva della ricerca, diventa protagonista del processo sia dal punto di vista della formazione delle competenze, sia per l’avvicinamento degli Ifts al contesto dei laboratori di ricerca.
Mario Venturino, condirettore del corso “tecnico superiore nella certificazione energetica degli edifici e dei sistemi produttivi” del Polo, ha poi descritto le istituzioni scolastiche partecipanti al Polo: l’Its Ettore Majorana, di cui è il dirigente scolastico, l’istituto di stato per l’industria e l’artigianato “G. Nicolucci” di Isola del Liri, l’Its “M. Faraday” di Ostia e l’Its “K. F. Gauss” di Roma. Anche queste scuole hanno accettato la “sfida” inserendo nel proprio piano formativo il protocollo di Kyoto, il risparmio energetico, lo sviluppo sostenibile, i percorsi ambientali, l’efficienza negli impianti e visite guidate nei settori della tutela ambientale e delle energie alternative. Inoltre promuovono le attività del polo, organizzano seminari e corsi e coinvolgono altri soggetti quali scuole, aziende e altri enti. Nei confronti del polo mettono a disposizione attrezzaure e laboratori, oltre che ricerche, materiali didattici e professionalità attraverso docenti e personale tecnico.
“Un terzo della popolazione vive grazie al consumo di due terzi dell’energia prodotta a livello mondiale”. Così ha puntualizzato Riccardo Comini, membro Cisl ed esperto di energie rinnovabili dell’Adiconsum, riportando l’attenzione su uno dei temi portanti della giornata di presentazione. Comini ha infatti ribadito che l’efficienza energetica è la prima fonte rinnovabile da sfruttare, disponibile da subito.
Marco dell’Isola, Direttore attività di ricerca del Polo, nonché Preside vicario della Facoltà di ingegneria dell’Università di Cassino e Responsabile del Progetto Energia del Parco Scientifico e Tecnologico del Lazio Meridionale, ha posto l’accento sull’importanza del ruolo degli enti di ricerca, comprese le università, all’interno del Polo. Alcuni dei “pilastri” fondamentali del polo sono la creazione di un network che copra tutto il Lazio e la sinergia tra ricerca e formazione, dettata dalla velocità con cui si sta muovendo la tecnologia.
Durante il suo breve intervento, Augusto Alonsi, segretario della Cgil di Roma e Lazio, ha sottolineato l’importanza e la lungimiranza degli obiettivi che il Polo si è proposto. “Se il 20 per cento delle cose dette oggi si realizzasse - ha dichiarato sarebbe già un ottimo lavoro. La velocità dell’innovazione a cui stiamo assistendo oggi non è in grado di tappare il gap che si è creato in questi decenni”. “Fondamentale ha concluso, riprendendo uno dei temi portanti della giornata è fare uno sforzo nel campo della formazione”.
Allo stesso modo, intervenendo pur brevemente, il Segretario regionale della Uil, Giuliano Sciotti, ha voluto rimarcare il ruolo strategico del Polo nella sua collocazione a cavallo fra gli interventi formativi, necessari al nuovo mondo del lavoro, e l’avanzare di nuovi settori, in particolare quelli relativi all’ambiente e alla ricerca di fonti rinnovabili.
Luca Rubini, consigliere e segretario tecnico Ises Italia, ha messo in evidenza il fatto che nel nostro Paese servirebbe adeguare la rete elettrica per le energie rinnovabili, un campo in cui, nonostante i passi da gigante che abbiamo fatto negli ultimi due anni, in Italia siamo ancora indietro rispetto ad altri paesi europei come l’Austria. Secondo Rubini dal sistema centralizzato si passerà quindi al sistema “magliato” o “distribuito”, dove distretti energetici tendenti all’autosufficienza vengono assistiti tramite supporto esterno di rete. Servono dunque nuovi professionisti e una rinnovata formazione.
“Spesso le imprese si trovano di fronte a persone con una formazione che non le rispecchia” ha sottolineato nel suo breve intervento Anna Rita Proietti, responsabile ambiente e sicurezza Federlazio. L’augurio della Proietti è proprio quello che il Polo ossa formare delle professionalità di questo tipo.
“I poli possono funzionare solo se c’è chi ci crede davvero, uscendo anche dal proprio ruolo e dal proprio settore specifico ha concluso l’Assessore all’Istruzione, Formazione e Diritto allo Studio della Regione Lazio, Silvia Costa -. La formazione è un bene in sé, ma ci deve essere anche un’orizzontalità rispetto alla competitività occupazionale. Snodi attorno ai quali è necessario ricostruire una filiera virtuosa, innalzare le competenze tecnico scientifiche in una logica di maggiore vicinanza alla domanda. Generalmente l’offerta formativa è alta, ma le competenze non si trovano. La cultura del partenariato è un valore aggiunto. Bisogna accelerare l’offerta formativa in relazione a quanto richiedono oggi le imprese in tema di sostenibilità, efficienza energetica e rispetto agli obblighi del dopo Kyoto.
La sfida della strategia dei poli nell’istruzione e nella formazione tecnica superiore e in particolare nel Polo su ambiente ed energie rinnovabili, parte perciò dall’esigenza di rispondere , nei settori più strategici ed ad alto contenuto di innovazione e ricerca, a realizzare percorsi formativi post diploma o post laurea con sbocchi professionali utili allo sviluppo del processo produttivi, ma anche con compito di formazione e aggiornamento dei docenti delle scuole superiori e di ricerca.
L’ampiezza e la qualità del partenariato sviluppato dal Polo energia ambiente con 3 università, 3 centri di ricerca, 4 istituti scolastici superiori, 3 aziende e 3 enti di alta formazione, coinvolgendo due province (Roma e Frosinone) ma con vocazione regionale, è centrale nello sviluppo delle competenze tecniche nel settore della sostenibilità, delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, nell’ambito del protocollo di Kyoto, delle indicazioni comunitarie e delle strategie adottate dalla giunta Marrazzo in questa direzione”.
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